
[blogo-video id=”121631″ title=”Gaucho-Tanz von Stier Bandit als Dank!” content=”” provider=”youtube” image_url=”https://media.petsblog.it/8/834/maxresdefault-jpg.png” thumb_maxres=”1″ url=”https://www.youtube.com/watch?v=vFO6LESkHDk” embed=”PGRpdiBpZD0nbXAtdmlkZW9fY29udGVudF9fMTIxNjMxJyBjbGFzcz0nbXAtdmlkZW9fY29udGVudCc+PGlmcmFtZSB3aWR0aD0iNTAwIiBoZWlnaHQ9IjI4MSIgc3JjPSJodHRwczovL3d3dy55b3V0dWJlLmNvbS9lbWJlZC92Rk82TEVTa0hEaz9mZWF0dXJlPW9lbWJlZCIgZnJhbWVib3JkZXI9IjAiIGFsbG93ZnVsbHNjcmVlbj48L2lmcmFtZT48c3R5bGU+I21wLXZpZGVvX2NvbnRlbnRfXzEyMTYzMXtwb3NpdGlvbjogcmVsYXRpdmU7cGFkZGluZy1ib3R0b206IDU2LjI1JTtoZWlnaHQ6IDAgIWltcG9ydGFudDtvdmVyZmxvdzogaGlkZGVuO3dpZHRoOiAxMDAlICFpbXBvcnRhbnQ7fSAjbXAtdmlkZW9fY29udGVudF9fMTIxNjMxIC5icmlkLCAjbXAtdmlkZW9fY29udGVudF9fMTIxNjMxIGlmcmFtZSB7cG9zaXRpb246IGFic29sdXRlICFpbXBvcnRhbnQ7dG9wOiAwICFpbXBvcnRhbnQ7IGxlZnQ6IDAgIWltcG9ydGFudDt3aWR0aDogMTAwJSAhaW1wb3J0YW50O2hlaWdodDogMTAwJSAhaW1wb3J0YW50O308L3N0eWxlPjwvZGl2Pg==”]
Quella che stiamo per raccontarvi è la storia di Bandit, ma è anche la storia di moltissimi altri animali che vengono costretti a un’esistenza che non può essere definita “vita”. Bandit è un toro che ha trascorso gran parte dei suoi giorni legato a una catena, in uno spazio microscopico, dentro una stalla, senza la possibilità di uscire all’aria aperta né di muoversi minimamente. C’è chi preferisce pensare che – a lungo andare – un animale (sia che si tratti di un toro, di una mucca, o anche di un gatto o un cane) riesce ad abituarsi a qualsiasi tipo di condizione.
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La smentita a questo assurdo e ipocrita luogo comune potete trovarla nel video pubblicato da un Christian, membro di Gut Aiderbichl, luogo che ospita centinaia di animali che finalmente hanno potuto iniziare una vita degna di essere chiamata in questo modo.
Dopo aver trascorso la sua esistenza in una stalla di pochi metri quadrati, Bandit ha finalmente potuto assaporare la libertà, e incapace di contenere la sua gioia ha iniziato a ballare felice, per poi dimostrare la sua riconoscenza e il suo affetto al suo salvatore. Pensate ancora che gli animali non provino sofferenza, tristezza, felicità e riconoscenza?
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via | La Stampa